C’è chi pensa che girare una scena di sesso a Hollywood sia il sogno proibito di ogni attore. Luci soffuse, corpi avvinghiati, passione incontrollabile… E invece no: la realtà, come sempre, è molto più tragicomica.
Secondo un’ironica raccolta del The Sun, dietro le quinte si nasconde un universo fatto di sedie yoga, cuscini strategici, parrucche intime (sì, esistono davvero e si chiamano “merkin”) e finti sospiri sincronizzati con la precisione di un metronomo. Altro che eros, qui siamo più vicini a una seduta di fisioterapia con pubblico pagante.
Margot Robbie e il sesso da manuale
Prendiamo The Wolf of Wall Street: Margot Robbie, in una delle scene più chiacchierate con Leonardo DiCaprio, ha confessato di aver bevuto tre bicchieri di whisky prima di iniziare. Non per scaldare l’atmosfera, ma per dimenticarsi che doveva sedersi nuda su un tavolo di vetro gelido. Altro che “passione”: era resistenza da maratoneta.
Ryan Reynolds e il lato B “aggiustato”
Poi c’è Ryan Reynolds, che ha raccontato come il suo fondoschiena abbia avuto bisogno di veri e propri “ritocchi” sul set. Non chirurgici, ma… illuminotecnici. In pratica, un intero reparto luci dedicato al suo sedere. Siamo al punto che i glutei hanno un manager personale.
Quando la fantasia è più sexy della realtà
Le produzioni, per non rischiare incidenti diplomatici sotto le lenzuola, ricorrono a trucchi degni di un manuale del bricolage. Cuscini piazzati in zone strategiche, calzoncini color carne e, soprattutto, regole ferree: nessuno “tocca” niente che non sia preventivamente autorizzato. Insomma, più che un’orgia, sembra un’assemblea condominiale.
Il paradosso
Alla fine, il paradosso è servito: quelle che sullo schermo appaiono come le scene più bollenti e “indimenticabili”, in realtà nascono tra sbadigli, tecnici con auricolari e coreografie da balli di gruppo.
Quindi, la prossima volta che sospirerete guardando una scena hot al cinema, ricordate: dietro c’è un assistente di scena che sistema un cuscino, un operatore che sbuffa “azione!” e un regista che pensa solo a quante ore mancano alla pausa pranzo.
E forse, proprio per questo, è ancora più divertente.