C’era un piccolo albergo sul litorale, uno di quei posti dimenticati dal tempo, con la moquette consumata e l’odore di umidità che impregnava le pareti. Era famoso per i prezzi bassi e per una particolarità che nessuno menzionava mai direttamente: la stanza numero 7.
Non compariva mai nei volantini, e quando qualcuno chiedeva espressamente di prenotarla, la risposta era sempre la stessa: “Spiacente, è già occupata.” Eppure, nessuno aveva mai visto nessuno uscire da quella stanza.
Un ragazzo di nome Luca, curioso e testardo, decise di sfidare la superstizione. Arrivò in albergo in piena estate, quando tutte le stanze erano prenotate. Alla reception insistette con il portiere:
— “Non mi importa dove, basta che mi troviate un letto. Anche nella 7, se serve.”
Il portiere lo fissò a lungo, con un’espressione che oscillava tra il fastidio e la pietà. Poi, sospirò e gli porse la chiave.
Il primo indizio
La stanza era al termine di un corridoio buio, dove le lampadine tremolavano come se fossero disturbate da un’interferenza invisibile. La porta, a differenza delle altre, era pesante e gonfia, come se fosse stata ricostruita più volte. Quando Luca entrò, trovò un ambiente normale: letto, comodino, bagno. Eppure, c’era qualcosa che non quadrava.
Sul muro, vicino al letto, c’erano graffi profondi, come se qualcuno avesse cercato disperatamente di uscire con le unghie.
La voce
Durante la notte, Luca venne svegliato da un rumore: un ticchettio secco, come unghie sul legno. Proveniva dal comodino. Avvicinandosi, vide che il cassetto si muoveva da solo, aprendo una fessura. All’interno, c’era un taccuino logoro.
Sfogliandolo, lesse frasi confuse:
“Non dormire.”
“Non aprire lo specchio.”
“Se ti chiama, non rispondere.”
Luca sorrise, convinto che fossero solo scherzi lasciati dagli ospiti precedenti. Poi, lo sentì: un sussurro sottile proveniente dal bagno. Una voce femminile, dolce e insistente:
— “Per favore… aiutami…”
Lo specchio
Il bagno era buio, ma lo specchio sopra il lavandino rifletteva qualcosa che non avrebbe dovuto esserci: una figura pallida, con i capelli bagnati e lunghi che le coprivano il volto. La figura non era dietro di lui, ma solo nello specchio.
La voce si fece più pressante:
— “Aprimi… fammi uscire…”
Fu allora che Luca notò una sottile crepa nello specchio, come una fessura. E, con orrore, vide delle dita pallide spingersi da dentro, cercando di allargare l’apertura.
L’ultima frase
Scappò dalla stanza, correndo giù per le scale fino alla reception. Il portiere, vedendolo pallido e tremante, non sembrò sorpreso. Gli disse soltanto:
— “Non dovevi aprire il cassetto.”
Luca lo fissò, confuso. Poi abbassò lo sguardo. Nella sua mano stringeva ancora il taccuino. L’ultima pagina, che non ricordava di aver letto, diceva:
“Chi trova questo diario diventa la prossima voce nello specchio.”
