L’androide “impazzito” in Indonesia: l’attacco ai colleghi è un bluff da 100 milioni di visualizzazioni

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Nelle ultime settimane, un video in formato CCTV (telecamere di sicurezza) ha fatto il giro del mondo, accumulando oltre 100 milioni di visualizzazioni e scatenando il panico da “rivolta delle macchine”. Le immagini mostrano un robot umanoide di nome Joko all’interno di un ufficio in Indonesia che, all’improvviso, inizia a muoversi in modo violto: scalcia sedie, sbraccia convulsamente e sembra aggredire i colleghi umani che tentano disperatamente di fermarlo, per poi esibirsi in una posa acrobatica in stile arti marziali.

Ma le cose stanno davvero così? La risposta è no.

Cos’è successo in realtà

Non c’è stato alcun errore software, né un’intelligenza artificiale andata fuori controllo. Dietro l’effetto “Terminator” si nasconde una coreografia pianificata nei minimi dettagli dai programmatori e dai gestori del robot.

L’obiettivo del filmato, inizialmente pensato come una dimostrazione tecnica, era mostrare l’agilità, i riflessi, la capacità di mantenere l’equilibrio e la fluidità nei movimenti pre-programmati dell’automa. Se si guarda il video con attenzione, infatti, molti dei dipendenti sullo sfondo ridono e filmano la scena con i propri smartphone, consapevoli che si tratti di una messinscena.

Il video virale

Il filmato originale è rimbalzato su X (Twitter) e YouTube, alimentando la fobia collettiva per la ribellione dei robot. Potete osservare i movimenti del robot nel video originale condiviso sui social:

Perché questi video diventano virali?

L’episodio indonesiano non è isolato. Solo pochi mesi fa, un altro video mostrava un robot della Unitree muoversi a scatti contro un tecnico, e un altro caso in Cina mostrava un robot-clown colpire un bambino (in quel caso si trattò di un errore di calibrazione dell’operatore remoto).

I video di robot umanoidi che “attaccano” l’uomo o l’ambiente circostante catturano l’attenzione pubblica perché sfruttano una forte ambiguità visiva. Senza il contesto reale o una spiegazione tecnica, un test di agilità o una sequenza di arti marziali programmata si trasformano immediatamente, agli occhi del web, nella prova generale di una distopia fantascientifica.

L’ansia pubblica per la sicurezza dell’IA e l’automazione del lavoro è reale, ma per oggi la rivolta delle macchine può attendere: Joko stava solo eseguendo gli ordini.

Giuseppe Gallo

Giuseppe Gallo

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