Dopo il successo di Caveat (2020) e Oddity (2024), il regista e sceneggiatore irlandese Damian McCarthy torna sul grande schermo con Hokum. Prodotto da Image Nation e distribuito da Lucky Red, il film conferma McCarthy come una delle voci più originali del panorama horror contemporaneo. Guidato da un’ottima interpretazione di Adam Scott, Hokum fonda l’atmosfera inquietante del folklore irlandese con un tesissimo thriller psicologico claustrofobico.
Trama
Ohm Bauman (Adam Scott) è uno scrittore americano di successo alle prese con il blocco del lettore mentre tenta di completare la sua celebre trilogia “Conquistador”. Segnato da traumi personali e dal ricordo doloroso della madre, Ohm decide di intraprendere un viaggio in Irlanda per disperdere le ceneri dei genitori presso il Bilberry Woods Hotel, la remota locanda dove la coppia aveva trascorso la luna di miele.
All’arrivo, l’ambiente appare subito sinistro e il personale enigmatico. Ohm viene a conoscenza delle leggende locali legate alla Cailleach, un’antica strega che si dice infesti la suite nuziale e rapisca le persone per trascinarle in catene negli inferi. Quello che doveva essere un pellegrinaggio di elaborazione del lutto si trasforma in un incubo a occhi aperti: visioni disturbanti, sparizioni improvvise e l’architettura labirintica dell’albergo costringono lo scrittore a confrontarsi sia con le forze soprannaturali che con i buchi neri della sua stessa mente.
Pro e Contro
🟢 Pro
- Atmosfera e regia millimetrica: McCarthy sfrutta spazi stretti, luci fioche e silenzi carichi di tensione per creare un senso costante di claustrofobia e presagio.
- Interpretazione di Adam Scott: L’attore convince nel ruolo di un protagonista cinico, scostante e tormentato, distante dai classici “eroi” horror e per questo estremamente credibile.
- Integrazione del folklore: La leggenda della Cailleach arricchisce la trama donando al racconto un sapore arcaico e suggestivo.
- Design sonoro eccezionale: L’uso intelligente dei suoni d’ambiente e della colonna sonora di Joseph Bishara amplifica la suspense senza abusare di facili jump scare.
🔴 Contro
- Ritmo deliberatamente lento: La prima metà del film si prende molto tempo per seminare indizi e costruire l’ambiente, il che potrebbe spiazzare chi cerca un horror d’azione immediato.
- Metafora a tratti rigida: La connessione tra il trauma del protagonista e la struttura dell’albergo rischia in alcuni momenti di risultare un po’ troppo esplicita.
Voto in decimi
8 / 10
Un lavoro solido, spaventoso e visivamente curato, che conferma il grande talento di Damian McCarthy nel gestire il terrore psicologico all’interno di spazi ristretti.
Trailer
Conclusione
Hokum si posiziona come una delle proposte horror più interessanti dell’anno. Damian McCarthy firma una storia di fantasmi classica e al contempo visceralmente moderna, capaci di unire le paure del folklore antico al terrore dei traumi non risolti. Consigliato a chi apprezza un cinema di genere atmosferico, intelligente e capace di instillare un’inquietudine persistente ben oltre la visione.