Nel capitolo precedente, l’agente Marco Ferro ha salvato l’ex collega Valeria Rinaldi da un brutale agguato a Milano, fuggendo a bordo della berlina guidata da Luca Bianchi. Ma la salvezza è durata un attimo: sul sedile posteriore dell’auto, i due hanno scoperto che la valigetta d’alluminio contiene un letale timer digitale già avviato.
Capitolo 2: Doppiogiochisti
Il motore della berlina si spense con un sussulto, lasciando spazio al picchiettare della pioggia sulle lamiere del magazzino abbandonato. L’odore di umidità, polvere e pneumatici surriscaldati riempiva l’aria pesante della periferia industriale milanese. Luca Bianchi rimase nell’abitacolo per qualche secondo, con le mani ancora incollate al volante, i riflessi esausti dopo la fuga a fari spenti tra i vicoli della Barona.
Sul sedile posteriore, il silenzio era interrotto solo dal ronzio impercettibile del display digitale. Il LED rosso segnava ora 06:12. Sei minuti e dodici secondi all’esplosione.
«Fuori dalla macchina. Subito», ordinò Marco Ferro, mantenendo la voce ferma nonostante l’adrenalina che ancora gli scorreva nelle vene. Spostò lo sguardo da Valeria Rinaldi alla valigetta d’alluminio che la donna stringeva ancora, le nocche bianche per la tensione.
Uscirono rapidamente, i passi che risuonavano sul pavimento di cemento crepato del capannone. Luca Bianchi scese per ultimo, posizionandosi vicino al portone di ferro socchiuso, la mano sotto la giacca, pronto a fare la guardia.
«Che cosa significa quel biglietto, Valeria? E perché c’è un timer dentro la valigetta?» chiese Marco Ferro, voltandosi verso di lei. La luce fioca che filtrava dai vetri rotti del soffitto illuminava i lineamenti tesi della donna.
Valeria Rinaldi appoggiò la valigetta su un vecchio banco da lavoro in ferro. Con dita tremanti ma precise, sbloccò i ganci laterali e sollevò il coperchio. All’interno, adagiata sopra un blocco di esplosivo plastico collegato al timer, non c’era una bomba qualunque, ma un hard disk blindato.
«Questo non è un attentato casuale, Marco», rispose Valeria Rinaldi, asciugandosi una scia di sangue secco dal labbro spaccato. «Questo è un ricatto. L’hard disk contiene la lista dei conti cifrati e delle società fantasma di Antonio Romano. Il capo del cartello che sta comprando mezza Milano, dai cantieri alle istituzioni. Se questi dati vengono decriptati e resi pubblici, il suo impero crolla. Ma lui sapeva che avrei cercato di portarli via. Chi ha confezionato questa trappola sapeva che saresti arrivato tu».
Marco Ferro si avvicinò, osservando i cavi colorati che collegavano il display al detonatore. «Chi altro sapeva dell’incontro di stasera?»
Prima che Valeria Rinaldi potesse rispondere, un rumore metallico rimbombò dall’ingresso del magazzino. Il portone di ferro venne spalancato con violenza.
Luca Bianchi barcollò all’indietro, le mani alzate. Dietro di lui, con la canna fumante di una pistola premuta contro la nuca dell’autista, avanzava un uomo dall’abito sartoriale impeccabile, incurante del fango che gli sporcava le scarpe lucide. Era Antonio Romano in persona. Alle sue spalle, quattro mercenari armati di pistole mitragliatrici presero immediatamente posizione, bloccando ogni via di fuga.
«Ottimo lavoro, Luca», disse Antonio Romano, un sorriso di pura superiorità che gli piegava le labbra. «Visto? Te lo avevo detto che pagandoti il triplo mi avresti evitato la fatica di cercarli per tutta la Lombardia. Mi hai portato dritto alla fonte».
Valeria Rinaldi sbiancò, lo sguardo fisso sull’autista che non osava alzare gli occhi dal pavimento. «Ci hai traditi, Luca? Dopo tutto questo tempo?»
L’autista rimase in silenzio, la mascella contratta dal rimorso o forse solo dalla paura di morire.
Antonio Romano spostò la mira da Luca Bianchi a Valeria Rinaldi, ignorando per un attimo Marco Ferro, che era rimasto nell’ombra della colonna di cemento, immobile. «Consegnami quella valigetta, Valeria. Oppure il tuo fidato autista sarà il primo a sanguinare su questo pavimento. E subito dopo toccherà a voi».
Il timer sul banco da lavoro emise un bip acuto, cambiando cifra. 03:00. Tre minuti.
Antonio Romano non si era ancora accorto dei LED rossi che lampeggiavano dentro la valigetta. Pensava di avere il controllo totale della situazione, ignaro del fatto che la stanza stava per trasformarsi in un inferno di fuoco. Marco Ferro incrociò lo sguardo di Valeria Rinaldi per una frazione di secondo. Dovevano agire, e dovevano farlo subito.
Il tempo scorre inesorabile: mancano solo 180 secondi alla deflagrazione. Riusciranno Marco e Valeria a disarmare la bomba e a neutralizzare gli uomini di Romano prima che il magazzino salti in aria? E qual è il vero motivo dietro il tradimento di Luca? Non perdete il Capitolo 3: Fuoco incrociato, in arrivo la prossima settimana!