Capitolo 3 – Allenamento intensivo (e collasso del misogino)
Ore 6:57.
Marco fissava l’ingresso della palestra dell’Accademia NovaForma come si guarda il portone dell’inferno.
«Posso ancora scappare,» si disse.
«Cambio città. Cambio nome. Apro un chiosco in montagna.»
La porta si aprì.
Martina uscì in top sportivo e pantaloncini da allenamento, energia a livello nucleare.
«Sei in anticipo di tre minuti. Mi deludi.»
Marco guardò l’orologio. «Sono in anticipo!»
«Appunto. Dovevi essere qui alle 6:45.»
«Nessuno ha detto 6:45!»
Martina sorrise. «Adesso sì.»
Prima che potesse protestare, lei lo afferrò per il polso e lo trascinò dentro.
La palestra era deserta.
Silenziosa.
Minacciosa.
«Regola numero uno,» disse Martina camminandogli attorno come un sergente istruttore fin troppo atletico, «niente frasi misogine durante l’allenamento.»
«Non ho intenzione di—»
«Dieci piegamenti.»
«COSA?»
«Hai iniziato la frase.»
Marco si ritrovò a terra prima di poter formulare un reclamo ufficiale.
Uno.
Due.
Tre.
Al quarto, una voce elegante si diffuse nella stanza.
«Forma scorretta.»
Marco alzò lo sguardo.
Valentina, impeccabile anche alle sette del mattino, appoggiata al muro con una cartellina in mano.
«Che ci fai qui?!»
«Supervisione.»
Un’altra figura entrò.
Sofia, con una felpa oversize e un bicchiere di caffè.
«Ho portato snack. E sto registrando mentalmente tutto.»
«Non è legale!» protestò Marco dal pavimento.
«Non stiamo registrando davvero,» intervenne Elena, comparsa accanto agli attrezzi come un’apparizione filosofica. «Stiamo osservando.»
Chiara entrò per ultima, timida, con una bottiglietta d’acqua.
«Ho pensato che potesse servirti…»
Marco si rese conto di una cosa.
Non era un allenamento.
Era un’arena.
Martina batté le mani. «Bene! Circuito funzionale. Marco, alla corda.»
«Non salto la corda dalle medie.»
«Perfetto. Nostalgia motivazionale.»
Dopo trenta secondi, Marco stava già ansimando.
«Respira,» disse Elena con calma.
«Non stai morendo. È solo il tuo ego.»
Valentina si avvicinò, chinandosi leggermente per guardarlo negli occhi.
«Dimmi, Marco. Le donne sono ancora il male?»
Lui deglutì.
Sudato. Distrutto. Circondato.
«Sono… molto organizzate.»
Sofia alzò il pugno. «Progresso sbloccato.»
Martina si avvicinò troppo.
«Ultima prova,» disse. «Plank. Un minuto.»
Marco si mise in posizione.
Trenta secondi.
Quaranta.
Cinquanta.
Le braccia tremavano.
Il cuore pure.
Chiara si inginocchiò davanti a lui, preoccupata.
«Puoi farcela…»
Quel sorriso.
Quel tono.
Marco sentì qualcosa incrinarsi dentro.
Non era derisione.
Non era gioco.
Era… incoraggiamento sincero.
Scivolò al suolo allo scadere del minuto.
Silenzio.
Martina annuì. «Non male.»
Valentina chiuse la cartellina. «Fisicamente recuperabile.»
Sofia sorrise. «Psicologicamente, lavoro in corso.»
Elena lo osservò qualche secondo in più.
«Non odi le donne,» disse piano. «Temi il rifiuto.»
Marco rimase a terra, fissando il soffitto.
Colpito.
Non fisicamente.
Dentro.
Chiara gli porse la bottiglietta.
«Non devi dimostrare niente a nessuno.»
Il suo cuore fece un salto pericoloso.
E fu proprio in quel momento che la porta della palestra si aprì di nuovo.
Una voce maschile, sicura, carismatica.
«Scusate il ritardo.»
Marco si sollevò sui gomiti.
Un tipo alto, atletico, mascella da pubblicità, sorriso perfetto.
Giacca elegante.
Sguardo sicuro.
Valentina sorrise in modo diverso.
Sofia fischiò piano.
Martina incrociò le braccia.
Chiara abbassò lo sguardo.
Elena rimase impassibile.
«Ah,» disse Valentina. «Marco, lui è Davide. Il nuovo direttore creativo del progetto.»
Davide tese la mano a Marco.
«Piacere. Ho sentito parlare molto di te.»
Marco strinse quella mano con la forza residua che gli rimaneva.
Sentì un brivido.
Intuizione pura.
Problema.
E mentre Davide sorrideva alle cinque ragazze con naturalezza devastante, Marco capì una cosa:
Forse non era l’unico uomo nel team.
E forse…
la vera competizione stava per iniziare.
Chi è davvero Davide?
Perché sembra già conoscere tutte loro?
E cosa cambierà nel fragile equilibrio del Team Rieducazione?
Lo scopriremo nel Capitolo 4, venerdì prossimo.
Questa è un opera di fantasia. Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale.
