Creepypasta – Il letto che ricordava

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Non era un albergo speciale.
Una stanza anonima, pareti color sabbia, una lampada con luce troppo calda per essere rassicurante. Avevo scelto quel posto solo perché economico e lontano da casa. Avevo bisogno di dormire. Solo dormire.

Il letto, però, era già tiepido.

Non caldo come se qualcuno fosse appena andato via.
Tiepido come se mi stesse aspettando.

Risi di me stessa. Suggestione. Stanchezza. Mi spogliai lentamente, più per abitudine che per pudore, e mi infilai sotto le lenzuola. L’aria profumava di sapone… o forse di pelle.

Quando mi girai sul fianco, sentii una pressione lieve dietro la schiena. Non un peso. Una presenza.
Come se il materasso ricordasse la forma di un altro corpo.

Il mio respiro cambiò ritmo senza che lo decidessi.

Ogni volta che mi muovevo, il letto rispondeva. Non subito. Con un attimo di ritardo, come una mano esitante. Una carezza che non voleva farsi notare.

Provai a ignorarlo. Chiusi gli occhi.
E allora sentii il sussurro.

Non una voce vera. Più un pensiero che non mi apparteneva.

Rilassati.

Il lenzuolo si tese appena, scivolando sulla mia coscia. Non stringeva. Non spingeva. Suggeriva.
Il mio corpo reagì prima della mia mente, con un brivido lento, profondo, imbarazzante.

Non c’era paura.
C’era una strana intimità, come se fossi riconosciuta. Conosciuta.

Mi voltai di scatto.
Il lato del letto era vuoto.

Eppure affondava.

Il materasso prese forma. Un accenno di spalla. La curva di un fianco. Nessun volto. Nessun peso reale. Solo l’idea insistente di qualcuno che mi stava guardando senza occhi.

Ti ricordo, pensò il letto.
O forse lo pensai io.

Ogni mio respiro trovava risposta. Ogni tensione veniva seguita, accompagnata. Era come essere desiderata da qualcosa che non aveva bisogno di toccarmi davvero.

Quando mi addormentai, lo feci con la certezza disturbante di non essere sola.
E con il sospetto, ancora più inquietante, di non volerlo essere.

La mattina dopo, rifacendo il letto, notai una cosa.

Dalla mia parte, il materasso era freddo.
Dall’altra… ancora tiepido.

Come se stesse aspettando la prossima notte.

Giuseppe Gallo

Giuseppe Gallo

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