Esplorando il ‘Viaggio Senza Fine’: Un’intervista con SIMONE GALASSI

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Il cantautore Simone Galassi ci parla in esclusiva del suo album d’esordio “Viaggio Senza Fine”.

Qual è stata l’ispirazione principale dietro il tuo album d’esordio “Viaggio Senza Fine” e come hai affrontato il processo creativo per dar vita a questo lavoro?

La fonte d’ispirazione maggiore è stata la lotta con quella parte di noi stessi che ci spinge a farci del male, a restare dentro loop di auto sabotaggio. Cercare di sconfiggere quella parte di noi richiede un profondo ascolto dei propri bisogni. Questo tipo di attenzione quotidiana ci mette a contatto con strati nascosti della nostra anima e in quei posti i pensieri diventano più nitidi, ci si rende conto che la nostra vita è parte di un meccanismo ciclico, misterioso e affascinante e che non ha senso spenderla nella ricerca del dramma. Ho affrontato il processo creativo come una continua scoperta, come una guarigione.

Hai menzionato che hai vissuto esperienze significative sia in Italia che all’estero prima di concentrarti sulla musica in italiano. In che modo queste esperienze hanno influenzato il tuo approccio alla scrittura e alla composizione musicale?

Sono state la costruzione delle fondamenta. È il vissuto che ha caratterizzato il mio modo di raccontare le cose. Per analizzare un lato più tecnico invece, credo che pensare e vivere musica in inglese abbia aiutato molto la naturale ricerca della musicalità anche nelle parole in italiano. Sto molto attento all’emozione del suono oltre che al significato della parola. Credo che solo con un buon bilancio di questi due lati le canzoni possano davvero bucare il cuore delle persone.

Il singolo “Milano Senza Soldi” affronta tematiche socioeconomiche complesse. Qual è il messaggio principale che speravi di trasmettere attraverso questa canzone e come ritieni che la musica possa essere un mezzo efficace per sensibilizzare sulle questioni sociali?

È un brano che ho scritto dopo aver vissuto un periodo in cui la pressione economica mi stava soffocando. Milano chiaramente come ogni città cosmopolita presenta un conto più alto e i problemi sono più evidenti ma credo che, al momento, in molti posti le nuove generazioni facciano fatica a trovare sicurezza. Io non speravo di trasmettere niente, ho praticamente vomitato quella canzone per aiutare me stesso. Però adesso a pensarci sono felice che sottolinei quanto il peso dei soldi possa oscurare la capacità di sentirsi se stessi, quanto possa innescare paure su paure che diventano freni per ogni anima che cerca di ritagliarsi un posto a questo mondo. Io mi sono raccontato che i soldi sono un’illusione e per adesso funziona 🙂

Hai sottolineato l’importanza della collaborazione con Luca Bossi e il collettivo Rinascimento nel processo di creazione del tuo album. In che modo queste collaborazioni hanno influenzato lo sviluppo della tua musica e quali sono le tue prospettive future per continuare a lavorare con altri artisti e collettivi?

Io e Luca Bossi abbiamo creato un metodo tutto nostro per arrivare al fulcro dei brani che produciamo e questo mi riempie l’anima ogni volta che accade. Abbiamo dato vita al collettivo per sostenerci e per avere una famiglia di artisti che seppur diversi nel genere condividono la stessa urgenza comunicativa. Credo che la musica a tratti sia anche solitudine ma per la maggior parte è condivisione. Mi sento completo quando oltre alla mia musica posso aiutare anche quella di altri a prendere forma. I progetti futuri sono il mantenimento e lo sviluppo di quelli odierni… vogliamo continuare su questa strada… fare dischi, suonarli in giro, creare eventi singolari come il “Rinascimento Fest” in gondola sui Navigli e continuare ad accrescere la nostra famiglia.

Giuseppe Gallo

Giuseppe Gallo

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