Cronaca di una passeggiata durante la FASE 2

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La FASE 2 è appena iniziata, e dopo due mesi di strenua e comoda “resistenza” in casa, siamo finalmente pronti a mettere il naso fuori dall’uscio (mi raccomando con la mascherina!) e a respirare la fresca aria di primavera. Il 5 maggio ho finalmente messo i piedi sull’asfalto (senza autocertificazione!), e quello che ho visto ha dell’incredibile!

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Quando il 10 aprile 2020 il presidente del consiglio Giuseppe Conte prolungò il lockdown fino al 3 maggio, il “Conte alla rovescia per la libertà” si faceva sentire sempre di più. In me regnavano gioia e incertezza. “Cosa succederà il 4 maggio?”, “Potrò uscire in sicurezza o devo prolungare il mio lockdown e aspettare giorni migliori?”. Di giorno in giorno queste domande si facevano sempre più pressanti e il mondo che mi aveva sempre circondato era diventato un luogo ignoto, che viveva “con il favore delle tenebre”.

Il 4 maggio finalmente arrivò e, dopo un piccolo giro di perlustrazione serale, decisi di affrontare la fatidica impresa nel giorno successivo: la passeggiata pomeridiana!

Il 5 maggio, alle ore 18, vestito e pettinato in modo impeccabile, mi preparai ad affrontare il mio viaggio verso l’ignoto. Guanti in lattice neri “modello serial killer” e mascherina FFP2 di origine coreana. Una mascherina che fa assumere al volto una particolare forma animalesca. Se, infatti, le famose mascherine arrivate in Campania trasformano le persone in “Bunny il Coniglietto”, le FFP2 presenti in Puglia ci fanno assomigliare a “Paperino”.  

Indossare la mascherina stimola la creatività: c’è chi la porta perfettamente centrata sul viso, chi perfettamente decentrata sulla guancia. I più furbi la indossano sotto il mento, per posizionarla sulla bocca al passaggio della pattuglia della polizia, che regolarmente controlla le strade ricordando ai cittadini le regole da seguire.

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Indossare la mascherina è un atto di responsabilità e di rispetto verso gli altri, ma è anche un atto di coraggio! Nello spazio raccolto della mascherina è possibile respirare il proprio alito, che tra l’altro appanna gli occhiali! Risultando un vero ostacolo alla vita del povero miope, che deve destreggiarsi nel dedalo di strade della sua città.

Uscito di casa, trovai lo stesso mondo che avevo lasciato lasciato l’11 marzo: stesse strade appena asfaltate, stesse strade ancora rattoppate, cantieri ancora in corso e cantieri mai iniziati. La differenza più rilevante erano le mascherine, la cui presenza si diradava man mano che ci si allontanava dal centro della città, fino a scomparire nei vicoli e nelle periferie, dove folti gruppi di persone si infrattavano per chiacchierare a distanza ravvicinata (praticamente un “assembramento”).   

Dai balconi di alcune case spiccava uno striscione con al centro un grande arcobaleno e sotto uno degli slogan più abusati degli ultimi mesi: “Andrà tutto bene”. Messaggi di resistenza in una guerra che non è stata ancora vinta. Il nostro nemico, il Coronavirus, ha solo rallentato, e se glielo permettiamo, tornerà ad attaccare più forte che mai.

I negozi, intanto, si dimostravano rispettabilmente intransigenti. Alcuni di essi avevano preferito rimanere chiusi e consegnare la merce a domicilio; altri aprivano a mezza serranda, per accogliere i clienti ma solo dall’esterno; altri ancora avevano finalmente riaperto i battenti, facendo rispettare delle regole di distanziamento sociale che per i più appaiono ancora pura fantascienza.

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Per la strada riuscii con difficoltà a riconoscere degli amici che non vedevo da tempo, anche loro coperti dalle mascherine, con il quale scambiarsi quattro chiacchiere a debita distanza. Un’attività complessa: ogni battuta deve essere ripetuta almeno un paio di volte, visto che a causa della distanza e della mascherina, ogni parola uscita dalla bocca si trasforma in un quasi incomprensibile borbottìo.

Facendomi strada tra i numerosi “podisti” nati nel post-quarantena, tornai finalmente a casa, igienizzando me e tutto quello che indossavo.

La FASE 2 è appena iniziata e la sua evoluzione è praticamente un incognita. Ciò che vedo intorno mi rende speranzoso e allo stesso tempo perplesso. Il comportamento rispettoso di alcuni fa pensare a un vicino lieto fine, ma altre persone dimostrano di non aver compreso la portata di questa pandemia, liquidandola semplicemente come “una cosa serissima” o addirittura come “ferie forzate”, imposte dal Presidente del Consiglio.

Per una volta vogliamoci bene e non facciamo i soliti egoisti. Non dobbiamo dimenticare i trentamila morti di questi mesi. Usciamo di casa con le dovute precauzioni e rispettiamo le regole. Non prendiamo il COVID sottogamba!

Solo quando sarà tutto finito potremo dire: «Andrà tutto bene!»

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Giuseppe Gallo

Giuseppe Gallo

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