Sexting con l’IA: uno studio italiano esplora un fenomeno emergente

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Una recente pubblicazione scientifica coordinata dalla Sapienza affronta il tema dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale come interlocutore nelle interazioni sessuali e intime. La ricerca è pubblicata sulla rivista Archives of Sexual Behavior

La nuova frontiera dell’interazione uomo-macchina solleva importanti interrogativi sul modo in cui le tecnologie IA stanno entrando negli ambiti più personali della vita umana, modificando le modalità di esplorazione dell’intimità e delle relazioni.

Un team di ricerca della Sapienza e dell’Università della Valle d’Aosta ha condotto uno studio sul particolare fenomeno dell’AI sexting, ovvero lo scambio di messaggi a contenuto sessuale con chatbot basati sull’intelligenza artificiale.

La ricerca, condotta da Antonio Chirumbolo, docente di Psicometria della Sapienza, insieme ad Alessandra Ragona e Mara Morelli, anch’esse della Sapienza, ed Elena Cattelino, dell’Università della Valle d’Aosta, ha coinvolto i tre Dipartimenti di Psicologia dell’Ateneo romano e offre alcune delle prime evidenze empiriche italiane sul fenomeno, in particolare sull’uso di queste piattaforme e sulle caratteristiche psicologiche associate.  

Ai componenti di un campione di 378 giovani adulti italiani (18–35 anni) è stato chiesto di compilare un sondaggio online anonimo relativo alle pratiche di sexting con IA.

Solo 33 partecipanti (circa l’8,7%) hanno riferito di aver praticato sexting con intelligenza artificiale. Di questi, il 75,8% era costituito da maschi, mentre, rispetto all’orientamento sessuale, i partecipanti risultavano quasi equamente distribuiti tra individui esclusivamente eterosessuali e non esclusivamente eterosessuali.

Analisi correlazionali esplorative hanno individuato associazioni significative tra questo comportamento e alcune caratteristiche psicologiche, in particolare la ricerca di sensazioni sessuali (sexual sensation seeking) e l’uso problematico della pornografia online, valutate utilizzando rispettivamente le versioni in italiano della Sexual Sensation Seeking Scale (SSS) e della versione breve del Cyber Pornography Use Inventory (CPUI-9).

Tali risultati, seppur preliminari, contribuiscono a delineare un fenomeno ancora poco conosciuto, ma che richiede approfondimenti per evitare interpretazioni semplicistiche o patologizzanti. Infatti, a fronte della crescente attenzione sociale, la produzione scientifica sul tema rimane ancora limitata.

“Gli studi empirici che indagano il fenomeno da una prospettiva psicologica sono ancora relativamente pochi, soprattutto per quanto riguarda le caratteristiche individuali e le motivazioni delle persone che intrattengono questo tipo di interazioni con l’AI” afferma Chirumbolo.

Attualmente la maggior parte delle piattaforme di IA conversazionale utilizzate per interazioni intime o sessuali è stata sviluppata principalmente per utenti anglofoni.

L’obiettivo di questo studio è quello di offrire un contributo empirico iniziale anche in ambito italiano che possa concorrere a gettare le basi descrittive del fenomeno in diversi contesti culturali e linguisticamente diversificati.

Redazione

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