Uscito nelle sale nel 1999, Il sesto senso (The Sixth Sense) è l’opera che ha consacrato il regista M. Night Shyamalan come uno dei talenti più brillanti del thriller psicologico moderno. Il film, capace di incassare oltre 670 milioni di dollari in tutto il mondo e di ottenere ben sei candidature agli Oscar, si distingue per la sua capacità di fondere la tensione della ghost story con un dramma umano profondo e toccante, ridefinendo il concetto stesso di colpo di scena nel cinema contemporaneo.
Trama
Il dottor Malcolm Crowe (Bruce Willis) è uno stimato psicologo infantile di Philadelphia che sta attraversando una crisi personale e professionale dopo essersi fatto aggredire in casa da un suo ex paziente instabile. Per ritrovare un senso alla propria carriera e redimersi, Malcolm decide di occuparsi del delicato caso di Cole Sear (Haley Joel Osment), un bambino di nove anni introverso, emarginato e visibilmente terrorizzato. Guadagnata a fatica la fiducia del piccolo, Malcolm scopre il motivo del suo angosciante isolamento: Cole possiede una spaventosa facoltà, ovvero la capacità di vedere e parlare con le anime delle persone defunte che non hanno ancora completato il loro passaggio nell’aldilà. Il dottore si troverà così a dover superare il proprio scetticismo per aiutare Cole a convivere con il suo dono, ignorando fino a che punto questo percorso cambierà la vita di entrambi.
Pro e Contro
- Pro:
- La performance degli attori: Bruce Willis offre un’interpretazione sottile, sobria e di grande intensità drammatica, ben lontana dai suoi classici ruoli d’azione. Tuttavia, la vera rivelazione è il giovanissimo Haley Joel Osment, straordinario nel trasmettere una vulnerabilità e un terrore del tutto credibili.
- Sceneggiatura e finale iconico: Il ritmo narrativo è calibrato al millimetro e dissemina indizi visivi e simbolici nascosti (come l’uso attento del colore rosso) che rendono il famosissimo twist final assolutamente perfetto e coerente a una seconda visione.
- Regia ed atmosfera: Shyamalan preferisce la tensione psicologica, il silenzio e la suggestione visiva ai banali “jump scare”, costruendo un’atmosfera ovattata, malinconica e costantemente inquieta.
- Contro:
- Ritmo riflessivo: Chi si aspetta un film horror dinamico, frenetico o ricco di azione potrebbe trovare lo sviluppo del racconto un po’ lento nella parte centrale.
- Rigiocabilità limitata dalla rivelazione: Conoscere in anticipo il colpo di scena finale (ormai entrato nella cultura di massa) toglie una parte del potere d’impatto e della magia alla prima visione.
Voto
9 / 10
Il sesto senso è un capolavoro del genere: una pellicola dove l’elemento sovrannaturale è al servizio di una bellissima e toccante storia sull’incomunicabilità, l’elaborazione del lutto e il bisogno di ascolto.
Trailer
Conclusione
A distanza di decenni dalla sua uscita, Il sesto senso rimane una pietra miliare della cinematografia di fine millennio. Non è soltanto un thriller da brivido efficace, ma una storia ricca di compassione e umanità in cui i fantasmi rappresentano prima di tutto le paure e i traumi non risolti dei vivi. Un classico intramontabile che merita di essere visto e riscoperto.