Dopo una serie di passi falsi commerciali e critici che sembravano aver compromesso la sua carriera, il regista M. Night Shyamalan è tornato nel 2015 alle sue radici low-budget con The Visit. Prodotto dalla celebre scuderia horror Blumhouse di Jason Blum, il film si inserisce nel filone del found footage (il genere del “finto documentario” girato in prima persona), declinandolo però con una forte venuta di ironia grottesca e tensione psicologica. Si tratta di un’opera minimale, claustrofobica e profondamente inquietante, capace di ridare linfa vitale alla filmografia del cineasta di Il sesto senso.
Trama
La storia segue due fratelli adolescenti, Becca e Tyler, che decidono di trascorrere una settimana nella fattoria isolata dei nonni materni in Pennsylvania, mai incontrati prima a causa di vecchi rancori familiari. Becca, aspirante regista, decide di documentare l’incontro con la sua telecamera per aiutare la madre a superare il trauma del passato. Inizialmente l’accoglienza è calorosa, ma l’atmosfera cambia drasticamente non appena cala il sole. I nonni impongono una regola ferrea: non uscire dalla camera da letto dopo le 21:30. Spinti dalla curiosità, i ragazzi infrangono il coprifuoco, scoprendo che i comportamenti notturni degli anziani superano i confini della semplice demenza senile, sfociando in una vera e propria spirale di follia e terrore.
Pro e Contro
L’opera vive di forti contrasti e si distingue nel panorama horror dell’epoca per scelte stilistiche ben precise.
Pro:
- L’atmosfera e il ritmo: Shyamalan gestisce la tensione in modo eccellente, alternando momenti di apparente normalità a picchi di puro disagio visivo.
- L’equilibrio di generi: Il film riesce nell’ardua impresa di mescolare l’horror claustrofobico a una forte componente di black comedy, grazie soprattutto alle stravaganze dei personaggi.
- Il colpo di scena: Come da tradizione per il regista, il plot twist finale ribalta completamente le carte in tavola in modo coerente e spiazzante.
- Le interpretazioni: Eccezionali le prove dei due anziani attori (Deanna Dunagan e Peter McRobbie) e la chimica naturale tra i giovani protagonisti.
Contro:
- I cliché del genere: Nonostante l’ottima regia, il formato found footage porta con sé i soliti limiti strutturali, come l’ostinazione dei personaggi a riprendere anche in situazioni di imminente pericolo di vita.
- Umorismo a tratti eccessivo: I siparietti rap del giovane Tyler potrebbero spezzare fin troppo la tensione per gli spettatori in cerca di un horror puro e senza compromessi.
Voto
7.5 / 10
Un ritorno in grande stile che dimostra come le buone idee e la gestione degli spazi contino molto più dei grandi budget e degli effetti digitali.
Trailer
Per avere un assaggio visivo delle atmosfere disturbanti e della regia in prima persona del film, è possibile guardare il filmato promozionale ufficiale dell’epoca:
Conclusione
In definitiva, The Visit è un horror psicologico teso ed efficace che gioca magistralmente con le paure primordiali legate alla vecchiaia, all’isolamento e alla perdita di controllo mentale. Lontano dalle grandi produzioni hollywoodiane, Shyamalan riscopre la sua dote migliore: saper raccontare una storia intima capace di disturbare profondamente lo spettatore. È una visione caldamente consigliata sia agli amanti del brivido psicologico, sia a chiunque voglia riscoprire un autore che non ha mai smesso di saper sorprendere il proprio pubblico.