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Dall'Università di Bari emerge un nuovo studio sul virus del SARS-CoV-2

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Dall'Università di Bari emerge un nuovo studio sul virus del SARS-CoV-2

Un gruppo di ricercatori dell'Università di Bari ha realizzato uno studio, molto promettente, per lo sviluppo di materiali e soluzioni tecnologiche per la riduzione della persistenza del SARS-CoV-2 ed il suo monitoraggio bioelettronico. Lo studio si è svolto nell'ambito di un Progetto EUROPE SEEDS - NextGenerationEU.

In questo studio, infatti, i ricercatori dell'Università di Bari hanno raccolto numerose informazioni su una tecnica in grado di inattivare il virus sulle superfici di contatto più frequenti; l'obiettivo è ridurre il rischio di contagio nel maggior numero di individui e tutelare la salute in uno scenario pandemico che non è ancora concluso. Il gruppo di ricerca è coordinato dal prof. Nicola Cioffi (ordinario del Dipartimento di Chimica) e dalla prof.ssa Maria Chironna (ordinario di Igiene e responsabile del laboratorio Epidemiologia molecolare del Policlinico di Bari), ha pubblicato lo studio sulla rivista scientifica "International Journal of Molecular Sciences". L'articolo relativo allo studio si può trovare sul link https://www.mdpi.com/1422-0067/23/6/3040

Le principali autrici di questo studio sono due giovani ricercatrici del Dipartimento di Chimica dell’Università di Bari, le dottoresse Margherita Izzi e Maria Chiara Sportelli. Tuttavia l'equipe al completo è composta anche da Daniela Loconsole, Anna Sallustio, Rosaria Anna Picca e Roberto Felici. Lo studio  è riuscito a dimostrare la straordinaria efficacia delle nanoparticelle di ossido di zinco (ZnO), di varia forma e dimensione, nei confronti del SARS-CoV-2. Questo materiale è già comunemente impiegato in cosmesi e nell'industria alimentare, ed è prodotto in laboratorio mediante tecniche green.

 

Lo zinco è noto per esercitare attività antivirale e antibatterica, inoltre regola la risposta infiammatoria. Alcune prove sperimentali preliminari hanno dimostrato che gli ioni di zinco 
potevano essere utili per il trattamento di COVID-19. ZnONP, in particolare ha dimostrato una buona attività antivirale contro altri virus, inclusa l'influenza A(H1N1)e herpes simplex 
tipo 1.
Il meccanismo d'azione degli ZnONP contro i coronavirus non è noto; alcune ipotesi propongono la capacità degli ioni Zn2+ di legare proteine ​​e altre macromolecole biologiche,
modulandone l'attività.
Tra questi,le proteine essenziali ​​per il ciclo di vita del CoV sono la RNA-polimerasi (RdRp) RNA-dipendente necessario per una corretta replicazione virale e

la proteinasi simile a 3C (3CL), che è necessaria per l'elaborazione delle poliproteine ​​ed essenziale per la replicazione virale.

Gli ZnONP antivirali sono stati prodotti per via galvanostatica in presenza di diversi stabilizzatori. I nanomateriali sono stati caratterizzati da un punto di vista morfologico e 
spettroscopico. L'attività antivirale di ZnONPs è stata testata mediante quantificazione dell'antigene su Campioni SARS-CoV-2 da tamponi nasofaringei; il risultato osservato è stato
altamente soddisfacente perché il dosaggio dell'antigene SARS-CoV-2 ha subito una riduzione fino al 90%.
Le stesse nanoparticelle di ZnO sono state impiegate per la preparazione di film sottili per il rivestimento di superfici di contatto frequente (maniglie, pomelli, interruttori, touch screen,
ecc.), che possono essere veicolo di infezione nel caso in cui siano contaminate, e vengano toccati occhi, naso o bocca senza aver disinfettato le mani dopo esserne entrati in contatto.

L'utilizzo di tecniche analitiche avanzate di caratterizzazione spettroscopica e morfologica dei nanomateriali e dei film sottili ha consentito di razionalizzare l'efficacia del materiale sui
virioni, ad opera del rilascio di ioni zinco (Zn2+), che inibiscono il ciclo vitale del SARS-CoV-2.

 
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Last modified on Lunedì, 21/03/2022

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