Capitolo 9 – Gioco mentale (e resa strategica)
Marco sapeva di essere nei guai.
Non un guaio normale.
Non un guaio “scivolo e faccio una figuraccia”.
No.
Questo era il tipo di guaio in cui Valentina chiude la porta dietro di sé.
Click.
Il suono rimbombò nella stanza.
Marco deglutì.
«Non era necessario chiudere,» disse.
Valentina si voltò lentamente.
Sorrise.
«Lo è.»
Silenzio.
Il campo di battaglia
A differenza delle altre sessioni, quella stanza era diversa.
Minimal.
Elegante.
Controllata.
Come lei.
Valentina appoggiò la cartellina sul tavolo.
«Questa non sarà una sessione fisica,» disse.
«E nemmeno emotiva… nel senso classico.»
Marco incrociò le braccia.
«Allora cos’è?»
Lei si avvicinò.
Passo dopo passo.
Tac.
Tac.
Tac.
«È una negoziazione.»
Marco sbatté le palpebre. «Una cosa?»
«Negoziazione,» ripeté lei. «Tu contro me.»
Silenzio.
Marco fece un mezzo sorriso nervoso. «E cosa stiamo negoziando?»
Valentina si fermò a un passo da lui.
Troppo vicino.
«Il controllo.»
Primo round
«Regola uno,» disse Valentina. «Non mentire.»
«Non mento.»
«Lo fai continuamente.»
Colpito.
«Regola due: niente battute difensive.»
Marco aprì la bocca.
La richiuse.
Valentina sorrise. «Perfetto. Stai già migliorando.»
Il gioco
«Dimmi,» disse lei, camminandogli attorno lentamente, «perché ti dà fastidio Davide?»
Marco si irrigidì.
«Non mi dà fastidio.»
Silenzio.
Valentina si fermò dietro di lui.
«Regola uno.»
Marco chiuse gli occhi.
«Perché… è tutto quello che io non sono.»
Pausa.
Valentina non parlò subito.
Poi:
«E cosa sarebbe?»
Marco sospirò.
«Sicuro. Naturale. Uno che entra in una stanza e non deve dimostrare niente.»
Silenzio.
Valentina fece il giro e tornò davanti a lui.
«E tu cosa fai?»
Marco sorrise amaro.
«Cerco di non farmi notare. Oppure… attacco.»
«Esatto.»
Il momento di pressione
Valentina fece un passo avanti.
Poi un altro.
Marco non si mosse.
«Sai qual è il tuo problema?» disse piano.
«Solo uno?»
«Stai ancora scherzando.»
Colpito di nuovo.
Lei si avvicinò ancora.
Ora erano a pochi centimetri.
«Hai paura di voler qualcosa… e non ottenerlo.»
Il cuore di Marco accelerò.
Troppo.
«Non è—»
«Regola uno.»
Silenzio.
Marco abbassò lo sguardo.
«Sì.»
Il contatto mentale
Per un momento… nessuno parlò.
Niente battute.
Niente sarcasmo.
Solo tensione.
Valentina lo osservava.
Non come prima.
Non come un gioco.
Come se stesse cercando qualcosa.
«Guarda me,» disse.
Marco alzò lo sguardo.
Errore.
O forse no.
Perché per la prima volta…
non sembrava che lei stesse giocando.
Flash.
Davide scattò.
Silenzioso.
Invisibile.
Ma presente.
Il ribaltamento
Marco inspirò profondamente.
Poi fece qualcosa di inaspettato.
«E tu?» disse.
Valentina inclinò la testa.
«Io cosa?»
«Perché sei così…»
Fece un gesto vago.
«…sempre in controllo?»
Silenzio.
Per un secondo, brevissimo…
Valentina non rispose.
Poi sorrise.
Ma era diverso.
Più sottile.
«Perché qualcuno deve esserlo.»
Marco la guardò.
«Sempre?»
Silenzio.
Flash.
Quello scatto catturò qualcosa di nuovo.
Non dominio.
Non sfida.
Equilibrio.
Fine sessione
Valentina si allontanò per prima.
Come se nulla fosse.
Come se non fosse successo niente.
«Direi che abbiamo materiale sufficiente,» disse.
Professionale.
Perfetta.
Ma Marco aveva visto.
Per un attimo.
Qualcosa era cambiato.
Fuori
La porta si aprì.
Sofia quasi cadde dentro.
«OPS.»
Martina rise.
Elena osservò.
Chiara sembrava tesa.
Davide guardò lo schermo.
Scorse le foto.
Si fermò.
«Questa è… interessante.»
Marco non chiese quale.
Non voleva sapere.
Il prossimo turno
Davide alzò lo sguardo.
«Prossima sessione…»
Pausa.
«Sofia.»
Sofia fece un sorriso enorme.
«Finalmente.»
Marco sospirò.
«Posso tornare con Valentina?»
«No,» risposero in coro.
Sofia si avvicinò a lui.
Troppo felice.
Troppo tranquilla.
«Preparati,» disse. «Io non gioco pulito.»
Marco la guardò.
E capì subito una cosa:
Con Martina era fisico.
Con Chiara era emotivo.
Con Valentina era mentale.
Con Sofia?
Sarebbe stato… imprevedibile.
E quando il caos incontra l’ironia…
chi perderà davvero il controllo?
Marco riuscirà a stare al passo con Sofia… o cadrà nella sua trappola?
Lo scopriremo nel Capitolo 10, venerdì prossimo. 😏
Questa è un opera di fantasia. Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale.