Capitolo 1 – Le donne sono il male (e io sono fottuto)
Marco odiava le donne.
O almeno, così diceva.
Seduto sul divanetto sgangherato dell’atrio dell’Accademia NovaForma, con il suo caffè annacquato tra le mani e lo sguardo da reduce di guerra, stava snocciolando la sua filosofia di vita al povero Luca, l’unico collega maschio rimasto abbastanza vicino da ascoltarlo.
«Te lo dico io,» borbottò Marco, «le donne sono una truffa ben confezionata. Ti sorridono, ti illudono, poi ti ghostano come se fossi spam.»
Luca annuì distrattamente. «Mh.»
«Sono tutte uguali. Dicono che vogliono uno sensibile, poi scelgono il tipo con la mascella scolpita e il QI di una mensola Ikea.»
«Mh.»
Marco prese fiato, ormai lanciato. «Io ho chiuso. Basta. Niente più cotte, niente più illusioni. Mi concentro sul lavoro, sulla carriera, e—»
«E magari sul non urlare queste cose in mezzo all’atrio?» lo interruppe Luca, pallido.
Marco sbuffò. «Ma figurati, a quest’ora non c’è nessuno.»
Una tosse femminile, elegante e deliberatamente lenta, risuonò alle sue spalle.
Marco si irrigidì.
Poi un’altra.
Poi una risatina trattenuta.
Con la lentezza di chi sa di stare per morire, Marco si voltò.
Davanti a lui, cinque donne.
Cinque.
E non cinque qualunque.
La prima, in piedi con le braccia conserte, indossava un tailleur grigio che sembrava lottare eroicamente per contenere curve decisamente non previste dal reparto sartoria. Capelli neri, sguardo affilato, sorriso pericoloso.
Valentina. La sua tutor.
«Interessante teoria,» disse lei, inclinando leggermente la testa. «Continua pure.»
Marco sentì l’anima uscire dal corpo.
Alla sua destra, una ragazza dai capelli castani, morbidi come un cuscino costoso, stringeva una cartellina al petto. Indossava una felpa larga… troppo larga per nascondere ciò che stava sotto. Stava diventando rossa. Molto rossa.
Chiara.
«Io… io non penso che siamo tutte così…» mormorò, quasi scusandosi per esistere.
Dietro di lei, una bionda con occhiali tondi e una maglietta con una scritta in giapponese che Marco non capiva (ma che aderiva fin troppo bene) lo stava fissando come si guarda un meme particolarmente divertente.
Sofia.
«Wow,» disse. «È come leggere un thread di Reddit dal vivo.»
Marco avrebbe voluto scomparire.
Alla sinistra di Valentina, una donna alta, elegante, vestita di nero, lo osservava in silenzio. Il suo sguardo era neutro, analitico… e inspiegabilmente intimidatorio.
Elena.
Infine, appoggiata al muro come se fosse il suo habitat naturale, una ragazza in canotta sportiva e leggings che sembravano disegnati direttamente sul suo corpo incrociò le braccia, facendo notare con una certa cattiveria ogni singolo muscolo.
Martina.
«Quindi,» disse lei, «noi saremmo il male.»
Silenzio.
Marco aprì la bocca. La richiuse. La riaprì.
«Io… ecco… stavo… generalizzando.»
Valentina fece un passo avanti. Tacchi che battevano sul pavimento come un conto alla rovescia.
«Marco,» disse con voce dolce e pericolosa, «sei appena entrato nella mia lista di cose interessanti.»
Quella frase avrebbe dovuto farlo sentire lusingato.
Invece, lo terrorizzò.
Chiara abbassò lo sguardo, ma sorrise appena. Sofia tirò fuori il telefono. Martina lo squadrò come se stesse valutando quanto peso potesse sollevare. Elena… continuava a osservarlo, come se stesse leggendo qualcosa che lui stesso non conosceva.
Marco deglutì.
Calma, si disse. Odio le donne. Non possono farmi niente.
Valentina si chinò leggermente verso di lui, abbastanza da invadere il suo spazio personale.
«Sai,» sussurrò, «penso che tu abbia solo bisogno di… rivedere le tue convinzioni.»
Marco sentì il cervello andare in cortocircuito.
«Io—»
«Tranquillo,» intervenne Sofia con un sorriso malizioso. «Sarà divertente.»
Chiara annuì piano. Martina sogghignò. Elena inclinò appena le labbra.
Marco Verri, misogino dichiarato, sfigato professionista, capì in quel preciso istante una cosa fondamentale:
La sua vita tranquilla era ufficialmente finita.
E il peggio?
Una parte di lui…
ne era terrorizzata.
Un’altra, molto più piccola e molto più stupida,
stava già perdendo la testa.
Poi, proprio mentre cercava di scappare in direzione dell’uscita, sentì Valentina ridacchiare alle sue spalle.
«Non preoccuparti, Marco,» disse, inclinando la testa con un sorriso che prometteva guai… «sto preparando qualcosa che ti farà cambiare idea… sul concetto di “odio le donne”.»
Marco strinse i pugni, tremando.
«Ehi… io… aspetta…»
Ma era troppo tardi.
Cinque paia di occhi brillanti lo fissavano, pieni di piani misteriosi, e un pensiero lo attraversò: questa settimana non la supero viva.
E proprio quando stava per scappare…
capì che lo spettacolo era appena iniziato.
Lo scopriremo nel Capitolo 2!
Questa è un opera di fantasia. Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale.