Si dice che ogni città abbia un rumore di fondo: traffico, vento, sirene lontane. A Taranto, invece, c’è qualcosa di diverso. Un suono che non tutti sentono, e che nessuno riesce a registrare. Lo chiamano “Frequenza 19”.
Luca l’aveva scoperta per caso. Aveva comprato un vecchio registratore a bobine in un mercatino. Il venditore gli aveva detto, con un sorriso traballante:
“Non usarlo di notte.”
Luca aveva riso, pensando fosse solo una trovata per farlo sembrare più affascinante.
Ma la prima notte, mentre provava il microfono, la bobina iniziò a muoversi da sola.
Sul nastro comparve un suono profondo, un ronzio basso, pulsante, come un cuore metallico che batteva sotto terra. Luca non l’aveva sentito con le orecchie… ma il registratore sì.
Quando riascoltò la traccia, accadde qualcosa di strano. Ogni volta che il ronzio aumentava d’intensità, dietro le tende vedeva un’ombra muoversi. Non un’ombra di qualcuno fuori dalla finestra.
No.
Era dentro la stanza con lui.
Il mattino dopo chiese al suo amico Marco di ascoltare il nastro. Marco lo guardò stupito:
— “Ma qui non c’è niente. Silenzio totale.”
Luca tornò ad ascoltarlo. E lo sentì. Il ronzio. E… una frase.
Registrata a bassissima frequenza.
Sussurrata come da una bocca piena di sabbia.
“Non spegnere la luce.”
Le notti successive il suono tornò, sempre più forte. Ogni volta, qualcosa nella stanza sembrava cambiare posto: la sedia spostata, il telefono girato, l’armadio socchiuso. Una notte, svegliandosi di colpo, Luca trovò il registratore acceso… poggiato sul suo petto.
La voce era tornata.
“Non devi ascoltarmi.”
Ma lui ascoltò comunque.
Finché il suono non divenne così intenso da fargli sanguinare il naso. Cadde a terra, stordito, mentre un passo lento si avvicinava. Non vide nessuno, ma percepì un’ombra chinarsi su di lui, pesante come un palazzo che crolla.
Quando si svegliò, era mattina. Il registratore non c’era più.
Da allora, tutte le radio della zona, a volte, catturano per un istante una frequenza strana, un rumore basso e pulsante, che dura appena un secondo.
La chiamano “Frequenza 19”.
Dicono che se la senti, non puoi più ignorarla.
Dicono che è il modo in cui ti guarda.
E dicono che il registratore a bobine… sta ancora girando da qualche parte.
Da solo.
In una stanza buia.
Aspettando che qualcuno prema “play”.