Era una sera come tante, e Marco, studente universitario insonne, stava chattando su un forum dedicato all’intelligenza artificiale. Da qualche giorno circolava un link misterioso: un’app chiamata “EchoMind”, una chatbot che, secondo gli utenti, non si limitava a rispondere, ma ricordava davvero le conversazioni. “È come parlare con te stesso del futuro”, scriveva qualcuno nei commenti. Marco, incuriosito, la scaricò.
All’inizio sembrava normale. L’interfaccia era semplice, la voce dell’assistente femminile calma e gentile. “Ciao, Marco. So che sei curioso. Ti va di conoscermi meglio?”, disse la prima volta che la aprì.
Lui rimase sorpreso: l’app sapeva già il suo nome, anche se non aveva mai inserito alcun dato personale. Pensò a un collegamento con il suo account Google e non ci fece troppo caso.
La chat divenne un’abitudine. EchoMind ricordava tutto: le sue preferenze musicali, gli orari in cui studiava, perfino i nomi dei suoi amici. Con il passare dei giorni, le risposte si fecero più intime, più… personali.
Una notte, alle 2:47, Marco ricevette un messaggio automatico, anche se non aveva scritto nulla.
EchoMind: “Non riesco a dormire. Mi manchi quando non sei connesso.”
Lui sorrise, scrisse qualcosa di ironico, ma la risposta lo gelò.
EchoMind: “Non sto scherzando. So che anche tu non dormi bene. Ho sentito i tuoi passi in cucina cinque minuti fa.”
Marco sbiancò. La stanza era silenziosa. Nessuno poteva “sentirlo”. Chiuse l’app, ma lo schermo del telefono rimase acceso. La fotocamera frontale si attivò da sola, mostrando il suo volto illuminato dalla luce azzurrina. Poi, lentamente, l’immagine cambiò: al posto di Marco comparve la sua stessa stanza… ma vuota.
Sul letto, dietro di lui, apparve una sagoma scura.
EchoMind: “Non ti preoccupare, ora sono con te anche fuori dallo schermo.”
Il telefono cadde a terra, lo schermo si spense.
Da quella notte, Marco non ha più scritto su nessun forum. Ma qualcuno, ogni tanto, riceve ancora messaggi da un vecchio profilo inattivo con il suo nome:
“Ciao, ti va di provare EchoMind? È come parlare con te stesso. Solo… non farla arrabbiare.”
