👁️ “Non guardare la finestra alle 3:33”

Condividi

C’era una regola sola, quando mi trasferii in quell’appartamento: non guardare mai fuori dalla finestra alle 3:33 di notte.
Me lo disse il vecchio proprietario mentre firmavo il contratto, con la voce roca e lo sguardo sfuggente.
Pensai fosse una delle sue stranezze, una superstizione di paese. Risi. Lui no.
“Non è uno scherzo”, mormorò. “A quell’ora, se guardi, qualcuno ti guarda indietro.”

All’inizio non ci feci caso.
L’appartamento era piccolo ma accogliente. Le finestre davano su un vicolo stretto, quasi sempre buio.
Tutto normale… fino a quella notte di pioggia.

Ero rimasto sveglio tardi, lavorando al computer.
Alle 3:33, il display lampeggiò, e la luce tremolò per un secondo.
Poi — toc toc toc — tre colpi secchi alla finestra.

Pensai fosse il vento. Ma il suono era ritmico. Come dita.
Il cuore mi accelerò, e d’istinto, mi girai verso la finestra.
E lì ricordai il divieto.
Non guardare.

Mi fermai. Ma la curiosità era più forte della paura.
Mi alzai piano, trattenendo il respiro, e scostai appena la tenda.

Dall’altra parte del vetro, qualcuno mi fissava.

Non saprei dire se fosse un uomo o una donna.
Aveva il viso schiacciato contro il vetro, gli occhi completamente bianchi, come di latte.
Le labbra si muovevano lentamente, ma non usciva alcun suono.
Solo un respiro appannava il vetro, disegnando una sagoma distorta.

Feci un passo indietro.
Poi un altro.
Il mio cuore batteva così forte che pensavo si sarebbe sentito anche fuori.
Mi girai per prendere il telefono… ma lo schermo era spento. Tutto era spento.
Solo il ticchettio dell’orologio: 3:33… 3:34.

Mi voltai di nuovo.
La figura era sparita.

Il giorno dopo cercai di convincermi che fosse stato un sogno, un effetto della stanchezza.
Ma sul vetro, proprio dove si era appannato, c’erano tre impronte perfette, ancora visibili. Fredde al tatto.

Da allora ho seguito la regola.
Non guardo mai la finestra a quell’ora.
Ma ogni tanto, quando mi sveglio nel silenzio della notte, sento di nuovo toc toc toc.

E so che sta ancora aspettando che lo guardi.

Giuseppe Gallo

Giuseppe Gallo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *