Tutti i frigoriferi fanno rumore, lo sanno tutti. Un ronzio, un click, lo scatto del motore. Ma quello che iniziò a succedere a Marco era diverso.
Ogni volta che la casa taceva e lui si avvicinava alla cucina, dal frigorifero proveniva un suono strano. Non il ronzio del compressore, non lo scorrere dell’acqua. Somigliava più a un bisbiglio. Un sussurro ovattato, come di voci intrappolate dietro lo sportello.
All’inizio pensava fosse suggestione. Poi si rese conto che, se lasciava la cucina buia e restava in silenzio, riusciva a distinguere parole spezzate: “apri… vieni…”.
Una notte non resse alla curiosità e tirò la maniglia. Non c’era niente di strano: latte, uova, qualche verdura. Ma in fondo, nella parte bassa, notò una macchia scura, simile a muffa, che sembrava pulsare lentamente.
Col passare dei giorni la macchia si allargava. E i bisbigli diventavano sempre più chiari: voci diverse, alcune piangenti, altre ridacchianti. Una, in particolare, pronunciava spesso il suo nome.
Marco smise di dormire. Ogni volta che chiudeva gli occhi, sognava un corridoio ghiacciato, fatto di scaffali pieni di cibi congelati e porte bianche. In fondo, sentiva quella stessa voce che lo chiamava. Sempre più vicina.
L’ultima volta che i vicini lo videro era notte. La porta di casa era socchiusa, e dalla cucina proveniva un rumore gelido, come vento. Il frigorifero era spalancato e vuoto.
Di Marco nessuna traccia. Solo una nuova voce che, da allora, si unisce al coro di bisbigli.
