Era iniziato tutto come una cosa banale. Marco aveva trovato un vecchio telefono in soffitta, un modello con tasti e piccolo schermo retroilluminato. La batteria era inspiegabilmente carica, e quando lo accese trovò un’unica applicazione installata: ChatRoom_0.
Pensò fosse un vecchio servizio di messaggistica dimenticato. Per curiosità, aprì. Subito comparve un messaggio:
[00:01] Anon: Finalmente sei tornato.
Marco sgranò gli occhi. Non aveva mai usato quell’app, eppure qualcuno lo stava aspettando. Rispose con un timido:
[00:02] Marco: Chi sei?
Passarono pochi secondi. Poi, di nuovo, un messaggio.
[00:02] Anon: Quello che abita nella tua stanza, quando tu dormi.
Marco sentì un brivido corrergli lungo la schiena. Cercò di chiudere l’app, ma lo schermo restava fisso. Provò a spegnere il telefono: niente. Solo un nuovo messaggio.
[00:03] Anon: Guardati allo specchio. Non sei solo.
Il ragazzo, col cuore in gola, si voltò verso l’armadio con l’anta a specchio. Per un istante vide chiaramente una sagoma scura, identica alla sua, muoversi un attimo in ritardo rispetto ai suoi gesti.
Il telefono vibrò ancora.
[00:04] Anon: Ora tocca a me usare il tuo corpo.
Marco urlò e scagliò il telefono a terra, ma lo schermo restava acceso, immacolato, con la chat aperta.
L’ultimo messaggio apparve da solo, senza che nessuno lo digitasse:
[00:05] Marco: Va bene. Entrerò.
Da allora, chiunque provi ad accendere quel telefono trova già aperta la chat… con un messaggio di benvenuto, pronto a chiamarlo per nome.
