Creepypasta – ๐Ÿšข โ€œIl Ponte 13โ€

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Era una crociera come tante, una settimana tra isole e mari cristallini. Nave nuova, cabine eleganti, buffet 24 ore su 24. Eppure, fin dal primo giorno, c’era qualcosa di stonato in quel viaggio. Come una nota fuori scala, troppo bassa per sentirla ma troppo inquietante per ignorarla.

Io e la mia ragazza avevamo la cabina al ponte 8, lato mare. La nave aveva 12 ponti accessibili al pubblico. O almeno cosรฌ dicevano. Un giorno, mentre gironzolavo curioso nei corridoi riservati allo staff, notai qualcosa. Un tasto senza nome sullโ€™ascensore di servizio. Tra il 12 e il ponte tecnico, un piccolo spazio vuoto. Nessuno ci aveva fatto caso?

Sรฌ. Curioso come sono, ci ho cliccato.

Il display dellโ€™ascensore ha lampeggiato. Un rumore sordo, meccanico. Le luci sono tremolate per un istante. Poi si รจ aperta la porta.

Ponte 13.
Non cโ€™era scritto, ma lo sapevo. Lo sentivo. Quel corridoioโ€ฆ sembrava identico agli altri, ma era sbagliato. Le luci a neon crepitavano come se avessero anni. La moquette era consumata, bagnata, e puzzava di muffa e cloro. Cโ€™era odore di mare chiuso. Di cose morte.

Ma la parte peggiore erano le cabine.
Non avevano numero. Nessuna insegna, nessun rumore allโ€™interno. Soloโ€ฆ porte. Tutte identiche. Chiuse.

Tranne una.

Una porticina in fondo al corridoio oscillava piano. Come spinta dal vento. Ma non cโ€™era vento. Eravamo sottocoperta.

Io lo so che non avrei dovuto farlo. Ma lโ€™ho fatto.

Sono entrato.

Allโ€™inizio era buio. Poi gli occhi si sono abituati. Cโ€™era un letto disfatto, come se qualcuno fosse appena sceso. Una sedia che oscillava ancora. Una finestra aperta sul mare. Ma il mareโ€ฆ non era quello della crociera. Era grigio. Strano. Statico. Come un’immagine stampata.

E poi lโ€™ho sentita.
Una voce. Bassa. Sottile. Non capivo cosa dicesse. Non era italiano. Non era inglese. Eraโ€ฆ qualcosa di marino. Come le bolle di un palombaro che sussurra nellโ€™oscuritร .

Mi sono girato. Nessuno.
Ma la voce era sempre piรน vicina. La finestraโ€ฆ no. Non era piรน una finestra. Era un occhio. Uno gigantesco, immobile, che mi fissava dallโ€™acqua. Il suo sguardo era inumano. Senza emozione. Ma sapevo una cosa: voleva che restassi.

Sono fuggito. Ho premuto il tasto dellโ€™ascensore come un pazzo. Le porte si sono chiuse, lโ€™ascensore รจ risalitoโ€ฆ e il ponte 13 รจ scomparso.

Il giorno dopo, ho chiesto a uno steward. Mi ha guardato fisso:
โ€œNessun ponte 13. รˆ superstizione. Non esiste.โ€

Ma quella notte, dalla cabina, ho sentito lo stesso suono.
Un sussurro dโ€™acqua. Un occhio nellโ€™oscuritร .
E la voce, chiara questa volta:

โ€œScenderai di nuovo.โ€

Giuseppe Gallo

Giuseppe Gallo

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